Due parole sull'omologazione. Se ti dicono di metterti un uniforme, una tutina blu, di avere la macchina che hanno tutti e te lo dicono da governanti, allora urli alla repressione della liberta' individuale.
Se ti dicono di indossare i liu jo, che sollevano le chiappe, di guidare la nuova punto, con nuovi motori benzina e diesel jtd, ma te lo dicono da pubblicitari, allora pensi alla fortuna di poterti allineare felice e sorridente.
Trovo in questo meccanismo perverso qualcosa che non capisco. Cioe' la differenza tra imporre e sedurre, fare leva sul bisogno di adeguatezza, e' macroscopica. Ai morsetti di chi riceve il messaggio, l'offerta di essere uguale per non essere inferiore e' catchy, il comando di essere uguale per non essere superiore, invece e' odioso.
Mmmm. Provo a fare della psicologia spicciola. Pero' mi sembra un meccanismo per convincere dei bambini, non una societa' adulta. Forse esagero. E forse pero' non sono lontano dal centrare l'obbiettivo.
Io l'immagino, uno stuolo di pubblicitari intorno ad un tavolone, in maniche di camicia e tailleurini che cercano di capire come convincere il popolo senza fargli capire che la loro necessita' di vendere non dovra' mai essere vissuta come imposizione.
Cosi' ci vedo un calcolo enorme, dietro ai sorrisi, ai salti, agli effetti speciali, alle promesse della tv. E trovo che sia molto piu' viscido di un'imposizione aperta, odiosa in se' stessa come tale. E' una seduzione vera e propria del consumatore che viene attirato invece che spinto.
La risultante pero' e' la stessa.
Forse i pubblicitari leggono Machiavelli, hanno il principe sul comodino, accanto alla sveglia e agli occhiali.
O forse in un mondo di furbi, sono davvero piu' furbi. Ma.
sabato 6 febbraio 2010
giovedì 4 febbraio 2010
Ar E es p-e-c-t (Aretha)
Mi chiedo se il rispetto e' una forma di intuizione, oltre alla sottile linea che separa l'intelligenza dal genio. Mi chiedo se usare il linguaggio appropriato (e' un assoluto: esistono gli assoluti?!), i toni appropriati a prescindere dalla situazione, dal contesto, dal nervoso, sia possibile anche per quegli illuminati nevrotici incapaci di dominare panico, ansia, perfino perfidia. E mi viene da rispondermi che il rispetto non e' nella parte calcolatrice del cervello, e' nella parte della sensibilita', dove l'educazione fa presa a prescindere dal tornaconto, dove si considerano davvero le persone come tali, a prescindere dalla loro utilita'.
Nella parte del calcolo e' stronz@ggine, a mio avviso, o piu' elegantemente, ipocrisia, falsita'.
Cosi', girovagando, tra i miei pensieri, sorrido della deficienza di chi pensa di poter trattare il prossimo come pezze da piedi. Nel senso di mancanza. Di cuore? Di anima? Boh, almeno di meta' dell'umanita' che avrebbero bisogno per essere alla pari di quell'umanita' di cui si sentono superiori.
E il gioco di parole, oltrettutto, mi allarga il sorriso.
Nella parte del calcolo e' stronz@ggine, a mio avviso, o piu' elegantemente, ipocrisia, falsita'.
Cosi', girovagando, tra i miei pensieri, sorrido della deficienza di chi pensa di poter trattare il prossimo come pezze da piedi. Nel senso di mancanza. Di cuore? Di anima? Boh, almeno di meta' dell'umanita' che avrebbero bisogno per essere alla pari di quell'umanita' di cui si sentono superiori.
E il gioco di parole, oltrettutto, mi allarga il sorriso.
martedì 5 gennaio 2010
Ciao Pacho
Pachito non me lo aspettavo. Quando sei saltato sul divano a salutarmi e poi ti sei girato all'indietro pensavo scherzassi. Oh chesso'. Che fosse una nuova forma di lotta con Krillah, che era li' dietro poco distante. Poi la linguina tra i denti e gli occhioni strabuzzati. E la corsa dal veterinario, a sentirci dire che probabilmente era il tuo cuore troppo debole.No non mi aspettavo che ieri mi saresti mancato cosi' tanto. Ne' che oggi sarei stato qui a salutarti, sommerso dai ricordi delle tue bravate e della tua tenera impacciata movenza di gattone persianino.
Cosi' un po' attonito e un po' perso, mi tocca pensare che il mondo ha perso uno spicchio della sua dolcezza.
Ciao Pacho.
martedì 29 dicembre 2009
Buon anno, laico, logico, e di solidarieta'.
PapaRatzi accelera la beatificazione di Pio XII. Boh.
E poi dice che rimase in silenzio "per aiutare meglio gli ebrei". Ma scusa: una aperta condanna al nazismo non avrebbe spinto milioni di persone ad opporsi ad uno dei peggiori scempi della storia? E quindi a fermarlo? Certe volte dubito che le persone pensino prima di parlare. E certe volte inorridisco al pensiero che lo fanno, con certi risultati.
Boh.
Buon anno, a tutti quelli che non andranno mai sotto al balcone di un ( come definirlo? Accetto suggerimenti) a sentirlo parlare.
E poi dice che rimase in silenzio "per aiutare meglio gli ebrei". Ma scusa: una aperta condanna al nazismo non avrebbe spinto milioni di persone ad opporsi ad uno dei peggiori scempi della storia? E quindi a fermarlo? Certe volte dubito che le persone pensino prima di parlare. E certe volte inorridisco al pensiero che lo fanno, con certi risultati.
Boh.
Buon anno, a tutti quelli che non andranno mai sotto al balcone di un ( come definirlo? Accetto suggerimenti) a sentirlo parlare.
giovedì 24 dicembre 2009
Gestione straordinaria! Nevica!!!! Uuuuhhh!
L'amministratore delegato delle FS (effeesse) tuona stupito che la situazione dei treni in FRA e in SPA non e' migliore della nostra. "Non e' che tutti i manager europei sono di colpo dei coglioni!"
Domanda, lecita. Perche' di colpo?
No perche' pensavano di essere dei fighi della gestione efficiente? Degni di lustro e ammirazione? No dico: ma loro in treno ci vanno mai? Da pendolari fradici, intendo, non in first class per una toccata e fuga a Bologna o a Firenze?
Guarda ciccio che i ritardi cronici, le soppressioni, il troppo freddo, il troppo caldo, i viaggi in piedi stivati come maiali (quello e' spesso il microclima) per noi sono all'ordine del giorno, sai? O quei comitati rognosi di pendolari che tanto sbuffano per un servizio migliore sono fatti solo di cogli@ni? Quelli si'?
Vola basso rintronato e questa volta prenditi un appunto sull'agendina di pelle umana. "Inverno 2009, gelo delle linee aeree". Cioe' dei fili elettrici da dove si alimentano i treni. Magari questa volta qualche vagone a gasolio (con il gasolio comprato a parte) compralo. Mettitelo in giardino e aspetta. Capita ogni straminki@ di anno che nevichi e che si vada sottozero. Non c'e' nulla di straordinario in qualcosa che si ripete ogni anno. Benemerita testa.
Allora alza il telefono e organizzati per il 2010. Che da qualche parte si incominci a renderlo un anno migliore.
Auguri a tutti gli altri.
Domanda, lecita. Perche' di colpo?
No perche' pensavano di essere dei fighi della gestione efficiente? Degni di lustro e ammirazione? No dico: ma loro in treno ci vanno mai? Da pendolari fradici, intendo, non in first class per una toccata e fuga a Bologna o a Firenze?
Guarda ciccio che i ritardi cronici, le soppressioni, il troppo freddo, il troppo caldo, i viaggi in piedi stivati come maiali (quello e' spesso il microclima) per noi sono all'ordine del giorno, sai? O quei comitati rognosi di pendolari che tanto sbuffano per un servizio migliore sono fatti solo di cogli@ni? Quelli si'?
Vola basso rintronato e questa volta prenditi un appunto sull'agendina di pelle umana. "Inverno 2009, gelo delle linee aeree". Cioe' dei fili elettrici da dove si alimentano i treni. Magari questa volta qualche vagone a gasolio (con il gasolio comprato a parte) compralo. Mettitelo in giardino e aspetta. Capita ogni straminki@ di anno che nevichi e che si vada sottozero. Non c'e' nulla di straordinario in qualcosa che si ripete ogni anno. Benemerita testa.
Allora alza il telefono e organizzati per il 2010. Che da qualche parte si incominci a renderlo un anno migliore.
Auguri a tutti gli altri.
domenica 22 novembre 2009
Ogni critica e' un'occasione di crescita.
Riflettevo su questa cosa.
(Forse mi ero gia' soffermato su questi temi, ma non ho voglia di fare ricerche, ne mi interessa la coerenza in questo momento, quindi: ruota libera).
Se siamo capaci di prendere una critica differentemente da uno schiaffo, da un rifiuto, da un giudizio di disapprovazione, da un moto di allontanamento, forse riusciamo ad ottenere qualcosa di buono da qualcosa che di primo acchito non ci piace.
Se ricevere una critica puo' essere una spinta a mettersi in discussione, un'occasione per conoscere il punto di vista di chi ci vede da fuori, forse puo' essere meno doloroso apprendere di non essere perfetti.
Perche' tra il dirlo e il saperlo veramente, ce ne passa. E molto. E lo dico da convinto pallone gonfiato. Per scelta di vita, condivisibile o meno, e per reazione a tante insicurezze che voglio sapere superare.
Zafon fa dire ad un suo personaggio che e' caratteristica dei grandi uomini essere troppo severi con se' stessi. Chissa' perche' tanto rigore e' piu' facile da accettare se nasce da un moto interiore.
Forse dovrebbe essere aggiunto nel manuale del buon egualitarista, che una critica nata fuori, vale tanto quanto una critica nata autogena.
E forse perche' penso sempre che nei buoni insegnamenti di arti marziali ti si insegna ad utilizzare dolcemente la foga dell'avversario per trasformare cio' che ti investe in superpoteri di proiezione, che cerco di riciclare quest'idea, anche in questo caso.
O forse perche' e' Domenica, e qualche riflessione oziosa ci sta anche bene.
(Forse mi ero gia' soffermato su questi temi, ma non ho voglia di fare ricerche, ne mi interessa la coerenza in questo momento, quindi: ruota libera).
Se siamo capaci di prendere una critica differentemente da uno schiaffo, da un rifiuto, da un giudizio di disapprovazione, da un moto di allontanamento, forse riusciamo ad ottenere qualcosa di buono da qualcosa che di primo acchito non ci piace.
Se ricevere una critica puo' essere una spinta a mettersi in discussione, un'occasione per conoscere il punto di vista di chi ci vede da fuori, forse puo' essere meno doloroso apprendere di non essere perfetti.
Perche' tra il dirlo e il saperlo veramente, ce ne passa. E molto. E lo dico da convinto pallone gonfiato. Per scelta di vita, condivisibile o meno, e per reazione a tante insicurezze che voglio sapere superare.
Zafon fa dire ad un suo personaggio che e' caratteristica dei grandi uomini essere troppo severi con se' stessi. Chissa' perche' tanto rigore e' piu' facile da accettare se nasce da un moto interiore.
Forse dovrebbe essere aggiunto nel manuale del buon egualitarista, che una critica nata fuori, vale tanto quanto una critica nata autogena.
E forse perche' penso sempre che nei buoni insegnamenti di arti marziali ti si insegna ad utilizzare dolcemente la foga dell'avversario per trasformare cio' che ti investe in superpoteri di proiezione, che cerco di riciclare quest'idea, anche in questo caso.
O forse perche' e' Domenica, e qualche riflessione oziosa ci sta anche bene.
mercoledì 4 novembre 2009
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